Iniziate lo scorso 10 marzo, le attività didattiche di Pazzi di Jazz raggiungono un momento saliente: la lezione-concerto che si terrà martedì 8 aprile al Teatro Alighieri di Ravenna dalle ore 10:30 alle 12, destinata a un pubblico composto dagli studenti delle scuole primarie e secondarie. Lo storico del jazz Francesco Martinelli, spalleggiato dalla cantante Lisa Manara, il celebre sassofonistaMauro Negri e il pianista Emiliano Pintori, darà vita a una lezione con musica dal vivo pensata per coinvolgere e appassionare il giovanissimo uditorio, gettando semi di curiosità culturale destinati a crescere. L’incontro sarà anche registrato per la realizzazione di un video didattico che verrà messo a disposizione di tutte le scuole della città, raggiungendo così anche le classi che non potranno essere presenti all’Alighieri.
Al centro delle narrazioni verbali e musicali di Martinelli e compagni si troveranno le epocali gesta musicali e biografiche di Miriam Makeba, nota come “Mama Africa”: l’unica donna al mondo ad essere fregiata del titolo di madre di un intero continente. Le musiche di Makeba sono infatti al centro delle attività di Pazzi di Jazz 2025 e forniranno anche la trama per il concerto conclusivo del 12 maggio all’Alighieri. Con una vita a dir poco avventurosa e opere che hanno lasciato il segno anche per l’impegno civile, Makeba offre una ricchezza di spunti e contenuti coi quali Martinelli saprà creare un coinvolgente percorso narrativo, illuminato dagli esempi musicali dal vivo di Manara, Negri e Pintori, ricorrendo anche a materiali audiovisivi di repertorio.
Nata il 4 marzo 1932 a Johannesburg, Miriam Makeba raggiunge il successo internazionale con la canzone “Pata Pata”, con la quale viene ancora oggi identificata. Composta ed eseguita per la prima volta nel 1957, diventa però una hit solamente dieci anni dopo, quando viene nuovamente registrata dalla Makeba per il suo album omonimo, scalando le classifiche statunitensi.
Ma riavvolgiamo il nastro: la Makeba inizia a cantare professionalmente negli anni Cinquanta. Con la sua prima band propone musica tradizionale sudafricana venata di jazz. Ed è proprio nell’ambiente jazzistico sudafricano che conosce Hugh Masekela, che sarà suo marito tra il 1963 e il 1968.
La partecipazione al film di denuncia Come Back, Africa e i primi successi della cantante, coronati da un tour in Europa, la trasformano nel simbolo di un popolo oppresso, rendendola sgradita al regime sudafricano. Nel 1960, mentre si trova a Londra, conosce Harry Belafonte, che diventa suo mentore e ne favorisce il trasferimento negli USA, dove incide il suo primo album. Quando cerca di rientrare in Sudafrica per il funerale della madre, scopre che il governo del suo paese le ha annullato il passaporto: è l’inizio di tre decenni di esilio. Rimane dunque negli USA, dove la sua carriera decolla, in un susseguirsi di incisioni che toccano l’apice nel 1965 con la vittoria di un Grammy per An Evening with Belafonte/Makeba e nel 1967 con “Pata Pata”. Mentre le sue canzoni non sono esplicitamente politiche, la sua esistenza fa di lei una figura chiave della lotta per i diritti civili: nel 1963 testimonia al comitato contro l’apartheid delle Nazioni Unite (ottenendone in cambio la messa al bando dei suoi dischi in Sudafrica).
La sua vita subisce un’altra radicale svolta nel 1968, quando sposa l’attivista Stokely Carmichael, leader del Black Panther Party. Per gli standard dell’America bianca è un passo eccessivo, che la rende una persona ‘sospetta’, il movimento per i diritti civili essendo visto come potenzialmente sovversivo: i suoi contratti discografici vengono immediatamente cancellati, la sua popolarità col pubblico statunitense va a picco, CIA e FBI la sorvegliano. E la storia si ripete: questa volta è il governo USA a ritirarle i documenti mentre è in tour, impedendole di rientrare nel paese. Inizia così una nuova fase del suo esilio: si stabilisce col marito in Guinea, e l’Africa diventa la sua nuova base operativa. A questo punto anche le sue canzoni si tingono finalmente di espliciti contenuti di impegno civile, affrontando apertamente il tema dell’apartheid ed esprimendo una forte critica alle politiche razziali del governo statunitense.
La Makeba riuscirà a rientrare in Sudafrica solamente nel 1990, grazie all’intercessione di Nelson Mandela. La sua attività discografica e concertistica, sempre svolta sotto il segno dell’impegno civile, non conoscerà pause sino alla sua morte, avvenuta per un malore a Castel Volturno, dove si era appena esibita per un concerto contro ogni razzismo e la camorra. Era il 2008.
Nato a Pisa nel 1954, Francesco Martinelli è impegnato fin dagli anni Settanta nella diffusione della cultura jazzistica in Italia come organizzatore di concerti, giornalista, saggista e traduttore, insegnante e conferenziere.
Ha collaborato negli anni Settanta all’organizzazione delle memorabili Rassegne Internazionali del Jazz di Pisa. In seguito ha promosso nella sua città altri concerti e rassegne tra cui La Nuova Onda, l’Instabile’s Festival, An Insolent Noise. Come giornalista ha collaborato a Musiche, Musica Jazz e Il Giornale della Musica, la rivista inglese Songlines. Ha pubblicato le discografie di Anthony Braxton, Evan Parker, Joelle Léandre e Mario Schiano. Come traduttore ha collaborato con Arcana, Il Saggiatore, EDT e con la pisana ETS per la collana Sonografie. Insegna Storia del Jazz presso l’Istituto Musicale Mascagni di Livorno e la Siena Jazz University; a Siena Jazz dirige anche il Centro Studi sul Jazz “Arrigo Polillo”, la più ampia raccolta di libri, riviste e registrazioni di jazz in Italia. La collana di testi jazzistici creata in collaborazione da EDT e Siena Jazz è da lui diretta. Ha insegnato per diversi anni a Istanbul alla Bilgi University e collabora tuttora con la Fondazione per la Cultura di Smirne per l’organizzazione del Festival del Jazz Europeo e la gestione del museo degli strumenti musicali tradizionali dell’Anatolia. Ha coordinato il vasto progetto internazionale promosso da Europe Jazz Network che ha portato nel settembre 2018 alla pubblicazione di The History of Jazz in Europe da parte della casa editrice inglese Equinox.
Allievo prediletto di Henghel Gualdi, il clarinettista, sassofonista, compositore e arrangiatore Mauro Negri nasce nel 1966 a Mantova, città nella quale compie gli studi classici diplomandosi in clarinetto. Oltre alla sua attività in veste di leader, vanta collaborazioni stabili con il batterista francese Aldo Romano (del cui quartetto è membro fisso dal 1998 al 2001), con Enrico Rava (con cui registra tre Cd oltre a essere ospite del suo quartetto New Generation), con Richard Galliano (nel 2012 fa parte del suo quintetto Omaggio a Nino Rota e con esso gira il mondo), Henry Texier, Géraldine Laurent, Enrico Pieranunzi, ma anche Eros Ramazzotti ed Edoardo Bennato. Per più di due anni è stato il primo sax alto-clarinetto della Vienna Art Orchestra. Ma ha suonato dal vivo anche con Kenny Wheeler, Billy Cobham, Lee Konitz, Sal Nistico, Tony Scott, Steve Lacy, Paul Jeffrey, Jimmy Cobb, Gato Barbieri, Natalie Cole, Paolo Fresu, Tullio De Piscopo… A lungo docente alla prestigiosa accademia Siena Jazz, nel 2007 ha pubblicato il libro “Master in clarinetto Jazz” edito da BMG Ricordi.
Lisa Manara, nata nel 1992 a Sesto Imolese, viene avviata alla musica sin da bambina. All’età di 5 anni si avvicina al pianoforte, proseguendo per numerosi anni gli studi classici. Si appassiona al canto moderno dall’età di 16 anni, trovando in esso lo strumento che le permette di esprimere più compiutamente le sue emozioni. Nel 2010 inizia a esibirsi con gli imolesi Figli di Muddy ma è nel 2011 che diventa un volto popolare, partecipando talent “The Voice of Italy” nella squadra di Riccardo Cocciante. Sempre nel 2011 vince il concorso “Donne Jazz & Blues”, che le permette di partecipare a un workshop presso la Venice Voice Academy di Los Angeles.
La sua voce potente e graffiante è particolarmente congeniale per il blues e il soul (ma anche per il pop, come ha dimostrato con la sua partecipazione da corista al tour 2018 di Gianni Morandi). La Manara si è poi rivolta anche al jazz, sia frequentandone il circuito live che studiando con Bob Stoloff, Tiziana Ghiglioni, Maurizio Giammarco. “L’urlo dell’africanità” è il progetto che più l’ha avvicinata al mondo del jazz, con il suo repertorio in cui la matrice afro si mescola con influenze blues e suggestioni capoverdiane, sonorità soul e funk (con un programma che spazia da Nina Simone a Miriam Makeba, Cesária Évora e Fatoumata Diawara). Ha collaborato, tra gli altri, con i Quintorigo, Tommy Emmanuel, Eric Sardinas, Diunna Greenleaf…
Pianista e organista, nato a Bologna nel 1979, Emiliano Pintori è cresciuto musicalmente nella sua città, approfondendo il linguaggio jazzistico in workshop con George Cables, Harold Mabern, Aaron Parks, Barry Harris e attraverso ripetuti soggiorni a New York. È molto richiesto come sideman, come dimostrano le sue presenze al fianco di Steve Grossman, Tom Kirkpatrick, Joe Magnarelli, John Webber, Joe Farnsworth, Jesse Davis, Dida Pelled, Fabio Morgera, Piero Odorici, Fabrizio Bosso, Carlo Atti, Gianni Cazzola, Francesco Bearzatti, Zeno De Rossi, Flavio Boltro.
Il progetto Pazzi di Jazz 2025 è organizzato da Jazz Network con il sostegno dell’amministrazione comunale e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Pazzi di Jazz è inserito nel Piano Arricchimento Formativo di Territorio del Comune di Ravenna.
Informazioni
Jazz Network, tel. 0544 405666, e-mail: [email protected]
web: www.pazzidijazz.it - www.erjn.it - www.jazznetwork.it - www.crossroads-it.org