Il problema molto acceso dell’immigrazione rappresenta per tutti un argomento di forte contrasto, perché coinvolge molti aspetti della nostra vita e del nostro essere cittadini di questo Paese ed ognuno gli dà una propria interpretazione. Resta il fatto che l’immigrazione è un fenomeno che per la sua portata epocale ha bisogno di essere gestito con chiarezza e decisione ed in questo il contributo e l’intervento diretto dell’Europa è assolutamente necessario. Io resto convinta che l’Italia, da sola, in questo suo momento storico ed economico, non sia in grado di dare risposte adeguate. Noi abbiamo, certo, una grande storia di solidarietà ed umanità. L’Italia è un grande paese solidale. I nostri progetti, le nostre iniziative nel mondo, segnate dalla solidarietà e dallo spirito umanitario di un grande popolo, sono sotto gli occhi di tutti. “Qui si respira solidarietà, e questo è un patrimonio del nostro popolo, nel DNA degli italiani vi è la solidarietà”, ricordava il presidente Mattarella e come non essere d’accordo con lui. Altra cosa è però l’accoglienza finalizzata all’integrazione di culture e popoli diversi, che prevede risorse, strutture, programmi di inclusione di grande respiro economico che noi non abbiamo mai né previsto né realizzato. La piaga dell’immigrazione, così come la stiamo vivendo nel nostro Paese, non si risolve con la solidarietà dei primi giorni che se non può e non deve mancare certamente non basta. Né con il tutti dentro o tutti fuori. L’integrazione è un lavoro molto difficile, chi arriva scappa dalla guerra o dalla fame. E noi di questo siamo in qualche modo colpevoli perché abbiamo sfruttato e sfruttiamo le loro terre. E fin quando l’Europa non realizzerà alcun tipo di investimento in quelle terre o non lavorerà alacremente per portare in quelle terre martoriate da guerre civili la pace e lo sviluppo economico, chi fugge ha il diritto di emigrare e ha diritto ad essere accolto e aiutato. Ma gli sbarchi e il traffico di vite umane, che tante vittime innocenti stanno producendo, non possono essere la via ordinaria all’immigrazione. Fermare gli sbarchi è il solo modo per evitare che donne e bambini anneghino nel Mediterraneo, vittime della criminalità degli scafisti. E fermare gli sbarchi vuol dire soprattutto trovare soluzioni che da un lato creino le condizioni di un’accoglienza sicura e ordinata e dall’altro stronchino questo triste mercato. Capisco che i toni e le provocazioni del mio segretario sono a volte eccessivi e anche io ogni tanto ne resto colpita. Ma il linguaggio della politica ha i suoi eccessi e tende a volte, con virulenza, a portare la questione della lotta all’immigrazione al centro del dibattito politico, in Italia e in Europa, che spesso vive di ipocrisia e di superficialità. Matteo Salvini con i suoi toni accesi ha il merito di aver messo di fronte alle proprie responsabilità un’Europa cinica e codarda di fronte a questa piaga e a queste tragedie. Certo è ancora lontana la soluzione. E alcune scelte sono ancora dettate dall’emergenza e dalla ferrea volontà di stroncare il traffico criminale di vite umane. Ma ripeto nessuno ha ancora trovato la soluzione giusta. Io nel mio piccolo ho fatto il mio dovere. Da sindaco del mio comune ho accolto e integrato alcune famiglie di extracomunitari. Ho dato loro una casa e un lavoro. Li ho assistiti quando hanno avuto bisogno. Li ho aiutati a diventare cittadini di Montefiore e oggi li considero miei concittadini a tutti gli effetti. Ma il mio agire è una goccia in una mare di sofferenza. E non posso fare di più. Non posso né possiamo accogliere tutti. Anche Papa Francesco ha chiarito il suo pensiero sulla piaga dell’immigrazione, ricordando che ogni Paese deve vedere quale numero è capace di accogliere: “non si può accogliere se non c’è possibilità di integrazione. Perché accogliere significa integrare. Questa è la cosa più difficile perché se i migranti non si integrano, vengono ghettizzati”. Ecco perché dobbiamo fare in modo che questo fenomeno epocale e irrefrenabile diventi un problema europeo, non solo italiano, che va risolto in Europa e con l’Europa.
Vallì Cipriani Candidata al Parlamento Europeo